
Gli Arredi Sacri
dell’Oratorio di San Bernardino
L’Oratorio di San Bernardino non possiede grandi opere d’arte, tuttavia conserva un bellissimo altare ligneo in stile neoclassico proveniente dalla chiesa dell’antico ospedale Mauriziano di Via Pellizzari, che fu abbattuto nella metà degli anni ‘50, quando fu costruito il nuovo in Viale Santuario (1955).
Inoltre vi sono alcune tele di ragguardevoli dimensioni, di pittori anonimi e di buona fattura , che sono state recentemente sottoposte a restauro conservativo ad opera del restauratore Vincenzo Regoli, di cui esiste la documentazione e la registrazione presso la Soprintendenza per i beni artistici e storici del Piemonte. “Presentazione della Vergine” dipinto su tela di m.1,96 x m. 2,00 (esclusa cornice) . “Madonna con Bambino fra due Santi” di m.1’00 x m. 1,50 ( esclusa cornice) “Crocefissione” di m. 1x m.1,63“Ecce Homo” di m.0,80 x m. 0,60 ( conservato nella Sacrestia)Le opere qui elencate sono state sottoposte a restauro conservativo nel 1999.
Nella piccola Sacrestia vi sono alcuni antichi documenti e un caratteristico mobile in legno per l’esposizione dei nomi dei confratelli.L’oratorio possiede un notevole ( anche se non per le dimensioni) organo Mentasti del 1894, posto nella cantoria sopra l’altare.L’Oratorio è a pianta rettangolare con un piccolo Campanile. La facciata è molto semplice ed è direttamente prospiciente la via.
L’ORGANO PAOLO MENTASTI
DELLA CHIESA DI S. BERNARDINO
Nel XVIII secolo la Confraternita dipendeva in tutto e per tutto dal Prevosto di Valenza. Anche l’organo apparteneva al Parroco del Duomo, che ne disponeva come di cosa propria; così lo strumento, un piccolo positivo, fu più volte portato in Duomo in occasione di riparazioni del più grande organo della Collegiata.
Nel 1893, essendo ormai in cattive condizioni, sia per l’usura del tempo che per
essere stato varie volte trasportato, ne venne progettato il rifacimento. Fu dato
l’incarico all’organaro Paolo Mentasti di Casale Monferrato, che ne elaborò un progetto
che ci è pervenuto.Paolo Mentasti apparteneva alla nota famiglia dei Mentasti, valenti
artisti che costruirono ottimi strumenti. Erano tre fratelli: Giovanni, il più noto
ed apprezzato, che rimase a Varese: Alessandro e Paolo che si trasferirono a Novara,
dove poi rimase il solo Alessandro che cedette alla lusinga di metodi industriali
e costruì moltissimi strumenti di media qualità; Paolo, all’opposto, trasferitosi
a Casale Monferrato, aprì un piccolo laboratorio, dove, con pochi aiutanti, si mantenne
fedele ad una tradizione rigorosamente artigiana, e produsse pochi organi, con grande
cura, precisione e solidità.Alla fine degli anni ‘80 queste qualità apparivano ancora
evidenti nell’organo di S. Bernardino, che infatti, dopo quasi un secolo, mai restaurato
seriamente, funzionava discretamente. Era solo stato aggiunto l’elettroventilatore,
conservando tuttavia gli antichi mantici con funzionamento manuale, ma erano stati
asportati purtroppo i Campanelli e le 24 canne della Viola Bassi.Il priore Giancarlo
Bergamasco, che era impegnato a restaurare la chiesa, si rivolse al Lions Club Valenza,
che venti anni prima aveva promosso il restauro dell’organo Serassi del Duomo, e
che costituì un comitato per il restauro di questo strumento. Ottenuti i pareri di
qualificati organologi, si chiese un progetto di restauro e un preventivo di spesa
ad alcuni organari specializzati in quel tipo di restauro, fra i quali fu scelto
Italo Marzi di Pogno, erede di una antica tradizione piemontese -
Le canne di metallo furono pulite, lavate, rimesse in forma, saldati fori e squarci e reintegrate delle parti mancanti; quelle di facciata delicatamente lucidate a mano e ripristinate le 24 canne del registro Viola bassi di 4 piedi, di stagno, secondo le misure Mentasti. Non fu ripristinato allora il registro Campanelli, del quale non esisteva più nemmeno la meccanica, ma ci si propose di farlo successivamente. Tutti i lavori furono eseguiti sotto il controllo della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici del Piemonte e dalla Commissione Diocesana di Musica Sacra. L’inventario delle canne permise di constatare che il 60% delle canne del flauto traverso (ottaviante) in facciata, e il 78% di quelle del Flauto in ottava, a cuspide di piombo, risaliveno al settecento, come pure numerose canne del Ripieno. L’organo è collocato in una vasta cantoria semicircolare in abside, una posizione piuttosto insolita, in quanto le cantorie tradizionalmente erano situate sino a tutto il XVIIl secolo in presbiterio o in intercolumnio, ai lati della navata centrale, e nel secolo scorso per lo più sopra il portale d’ingresso. Nella Chiesa di S. Bernardino a causa della limitata larghezza, si era preferita la posizione absidale, frontale, sopra il coro; una soluzione particolarmente felice per motivi acustici e pratici, data la vicinanza del coro, e oggi molto adatta per una utilizzazione concertistica.L’organo restaurato fu inaugurato il 28 ottobre 1995 e da allora è stato spesso utilizzato per concerti da organisti di chiara fama, che ne hanno apprezzato e lodato le caratteristiche timbriche e della meccanica.Lo scorso anno il Consiglio della Confraternita decise che era giunto il momento di portare finalmente a compimento il restauro, ripristinando anche il caratteristico registro, costituito da 24 campanelli e relativi battenti.Qualche mese fa l’organaro Italo Marzi è prematuramente scomparso, ma il suo lavoro è continuato dai tre figli, che già nel 1995 avevano collaborato al restauro, e che nel mese di novembre 2008 hanno ripristinato il registro Campanelli. Sabato 29 novembre scorso. Le caratteristiche dell’organo sono le seguenti:
Cassa in legno verniciato marrone, in precedenza grigio e oro, con due paraste laterali, arco e frontone.
Facciata in una campata di 27 canne a tre cuspidi, bocche allineate con labbro superiore
a mitria. Le canne di facciata sono quelle del Flauto, iniziando dal mi della terza
ottava: le quattro canne precedenti sono subito dietro, rialzate con portavento,
mentre le ultime due sono piegate a pipa alla base. Le 27 canne che formano la facciata
sono di stagno e ottavianti; cioè sono di lunghezza doppia rispetto il normale, con
un forellino al centro, e imitano in modo molto suggestivo il Flauto traverso dell’orchestra.
Una canna è finta, messa per simmetria. La tastiera è di 56 tasti di osso ed ebano
con estensione Do -
La pedaliera è a leggio, di 14 tasti in noce Do1-
Pedali per Terza Mano, Tiratutti e Combinazione Fissa.
I comandi dei registri sono con tiranti a pomello ed incastro; il somiere è a tiro.
Vi sono due mantici a cuneo nel basamento e tre pompe con manovella nel locale retrostante.
Alberto Lenti
